Inizio a scrivere queste righe mentre mi trovo sull’aereo che da Dar Es Salaam ci porta ad Addis Ababa e poi da lì in Italia dopo 20 gg trascorsi in Tanzania, la maggior parte dei quali all’Ikonda Hospital. Inizio a scrivere perché, come oramai accade da 31 anni, quando iniziai la mia attività di volontariato nei paesi in via di sviluppo, il momento della partenza e del distacco da queste realtà così bisognose di aiuto e in cui viviamo immersi per i giorni della nostra “Missione” è sempre un momento difficile, un momento un po’ triste…anche se si torna a casa, alla famiglia, agli affetti al lavoro di sempre. Così scrivere, ricordare e rivivere questi giorni così intensi che ti entrano dentro, aiuta a lenire un po’ la tristezza del distacco.
Ikonda Hospital è una bellissima realtà, ospedale di buon livello, fondato negli anni 60 dai Missionari della Consolata nel sud della Tanzania, sorge quasi come una cattedrale nel deserto in un misero villaggio perso nel nulla.
Probabilmente molti di voi leggendo questo incipit, avranno pensato che un’opera del genere abbia scarsa ragione di esistere. È un po’ quello che pensammo noi, primi volontari otorino, quando arrivammo a Ikonda nel 2017, dopo un faticoso viaggio di 2 giorni.
Bastò però pochissimo tempo, qualche ora, a farci cambiare idea, a farci cogliere l’essenza e l’importanza di quell’Ospedale apparentemente spropositato per quella regione e a convincerci della bontà di dell’opera e del progetto “ORL per Ikonda” motivo per cui ci trovavamo lì e per cui saremmo tornati con entusiasmo negli anni a seguire.
Si, perché bastò un primo giro di ricognizione nei reparti, gli ambulatori e la sala operatoria per farci capire subito due cose essenziali:
- Un ospedale con un livello di tecnologia “alta” rispetto a quello che offre la maggior parte degli ospedali tanzaniani, ciò rendeva possibile eseguire diagnostica e chirurgia di buon livello
- Ospedale di 300 posti letto sempre in overbooking, mai meno di 400 pazienti degenti e con ambulatori e sale d’attesa costantemente stracolmi di pazienti.
Tutto questo voleva dire, che in quella struttura si potevano erogare ai malati cure di livello finalmente equiparabile a quello che avveniva in altre parti del mondo e che il numero di pazienti che potevano usufruirne era molto alto grazie al fatto che negli anni Ikonda Hospital ha acquisito buona fama e catturato la fiducia di una vasta popolazione proveniente da tutte le parti della Tanzania, anche da Dar es Salaam, a circa 800 km di distanza.
La nostra missione iniziò quasi per caso, quando un farmacologo torinese, legato ai Missionari della Consolata e a quell’ ospedale, mi contattò parlandomi della estrema necessità e carenza di Otorinolaringoiatri e mi propose di farmi carico di un progetto per portare questa specialità ad Ikonda.
Iniziammo quindi nel settembre 2017 con una equipe costituita oltre che da me da un caro collega di Roma e da 2 giovani Otorini, con un’anestesista ed una strumentista. Per la prima volta dopo 25 anni di esperienza, ci consentivano di curare i malati con la finalità di guarirli e non solo di attenuarne le sofferenze con pratiche di tipo palliativo.
Dal 2017, superando problemi vari e soprattutto il buio tunnel del Covid, siamo arrivati ad oggi con numeri e risultati sorprendenti.
- Dopo i primi 3 anni con una sola missione all’ anno, dal 2020 siamo riusciti a passare a 2 equipe di ORL che si recano all’ ospedale regolarmente;
- nel 2023, le equipe sono diventate 3, ogni 4 mesi circa.
L’obiettivo ambizioso, ma non irraggiungibile, è di arrivare a breve a 4 equipe l’anno in modo che i pazienti possano ricevere cure, interventi e controlli in tempi brevi e non solo una volta l’anno, com’era all’ inizio.
Qualche numero per darvi l’idea di cosa riusciamo a fare in un paio di settimane di lavoro durante le nostre spedizioni:
- 300-400 pazienti in ambulatorio transitano ogni volta, per visite ed esami quali l’audiometria, la fibroscopia, l’impedenzometria, delle vie aeree e un certo numero di loro vengono sottoposti ad interventi chirurgici, spesso molto complessi e lunghi.
- 40 e 50 gli interventi che eseguiamo in equipe mediamente nel nostro periodo di permanenza all’ospedale.
- FORMAZIONE sia in ambulatorio che in sala operatoria, cercando di insegnare e far crescere il personale locale stanziale, sia medico che paramedico.
Non dimentichiamo mai, infatti, che questa è una delle finalità principali delle missioni Anemon e che a Ikonda, ma in Africa in generale, anche le figure dei paramedici sono avide e vogliose di imparare e spesso hanno compiti che qui da noi vengono assolti solo da medici specialisti. Solo per citare un paio di esempi, nell’ ospedale di Ikonda gli anestesisti sono tutti infermieri con una specializzazione ad hoc in questa difficile arte e le visite in ambulatorio otorino, in nostra assenza, vengono eseguite dal “Patron” ovvero il capo sala che lavora a stretto contatto con ognuno di noi ogni volta che ci rechiamo in missione.
Ikonda é tutto questo e molto altro, non è facile racchiudere questa esperienza in un racconto ma spero almeno di avervi fatto vivere la sua atmosfera, le emozioni che ci regala, condividendole con noi.
Sono qui su questo volo, circondato da tanta gente assieme ai miei cari amici, persone speciali che hanno voluto per la prima volta o per l’ennesima volta, condividere questa esperienza e questo mi rende felice, mi fa sentire un po’ meno il distacco, la sensazione di essere scappato senza aver finito la mia, la nostra opera.
Penso a queste cose ma penso soprattutto alle parole di commiato che come sempre ho pronunciato nel meeting di saluto dell’ultimo giorno all’ Ospedale…” Bye Ikonda, we are leaving today but we are always looking forward when we will come back” “Ciao Ikonda oggi partiamo ma stiamo già pensando a quando ritorneremo qui” e vi garantisco che non è retorica.
Perché Ikonda è cosi, ti prende, ti affascina ti entra dentro e non puoi più farne a meno.
Chiudo con un ringraziamento ad Anemon e a tutti coloro che attivamente ci aiutano e ci sostengono in questa nostra iniziativa; quest’ anno ho portato in ospedale un naso-fibroscopio nuovo, acquistato grazie al budget messo a disposizione di Anemon, budget che consentirà anche di acquistare un microscopio per la chirurgia dell’orecchio. Ma molte ancora sono le necessità dei malati di Ikonda quindi, già fin da ora, ringrazio tutti quelli che vorranno contribuire con donazioni al progetto Ikonda-Hospital, Tanzania.
A presto e grazie
Maurizio Catalani
Otorinolaringoiatra nel mondo