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Prima missione 2025 in Tanzania, con Ikonda nel cuore.

Scrivo queste brevi righe in volo mentre torniamo dalla Tanzania.

Anche quest’anno abbiamo appena terminato la nostra missione, in questi brevi ma intensissimi giorni, in quel luogo che ci é oramai così familiare dopo 8 anni di Missioni e che va sotto il nome di Ikonda Hospital, una specie di miracolo che solo chi ci è stato o lo ha vissuto può capire. È un villaggio nel sud della Tanzania sperduto in mezzo al nulla… tranne un gioiello di valore inestimabile, il Consolata Hospital un ospedale considerabile all’avanguardia per la realtà locale.

Qualche numero: siamo partiti in 8, spavaldi e carichi come al solito, 5 da Roma e 3 da Malpensa, provenienti da 5 città differenti, Torino, Milano, Roma, Viterbo e Catania, 7 Otorini e 1 chirurgo plastico con età, personalità, opportunità, professionalità ed esperienze completamente differenti ma tutti accomunati dallo stesso identico desiderio e da una fervida volontà: uscire dal proprio comodo e ovattato nido per portare un po’ di aiuto e speranza a una popolazione che soffre la povertà, la mancanza di cibo ma soprattutto la mancanza di una sanità in grado di supportare spesso anche i più semplici bisogni.
Coordino, assieme a Gianluca queste equipe che si recano ad Ikonda oramai da molti anni e quindi io e lui ci consideriamo dei veterani, ma ogni anno ci seguono dei giovani specializzandi o neospecialisti che non finiscono mai di stupirci per la passione, l’entusiasmo e l’impegno che portano in queste missioni, rinunciando a ferie, guadagno e comodità in Italia per donare 20 giorni del loro tempo a chi ne ha più bisogno.
Oltre ai giovani, si è unito a noi Giovanni, da poco andato in pensione, un chirurgo plastico ricostruttore, ovvero colui che si occupa di recuperare i disastri estetici e funzionali dei gravi incidenti, delle ustioni e delle malformazioni congenite.
Sono state giornate molto intense, spesso dense di grandi emozioni, in cui abbiamo sempre cercato di fare del nostro meglio per alleviare le sofferenze dei pazienti che arrivavano anche da molto lontano con patologie gravi e talvolta purtroppo incurabili e portare a termine interventi anche con i pochi strumenti disponibili laggiù.
Fare il medico volontario in Africa significa anche questo a volte, accettare certe situazioni e decisioni che rappresentano, se vogliamo, una sconfitta per il medico e per la medicina e la scienza in generale e alle quali si fatica, anche dopo tanti anni di esperienza, ad abituarsi. Ma questa è l’Africa, questa è Ikonda e questa è la nostra missione fatta di tanti bellissimi momenti e di vittorie.
Scrivere queste righe mi ha aiutato a ricordare quei bellissimi e intensi giorni vissuti come ogni anno nel nostro Consolata Hospital di Ikonda con un gruppo di meravigliosi amici che porterò come sempre nel cuore fino all’ultimo. Voglio dire grazie a tutti loro, a Gianluca, Giovanni, Michele, Elio, Valentina, Jessica e Federica ma anche a Gianpaolo, torinese come me, che anni fa caparbiamente mi ha inseguito per mesi per parlarmi di Ikonda e propormi di mettere in piedi questo progetto di collaborazione.
Sembrava difficile, quasi impossibile ma grazie anche ad associazioni come Anemon e Tanzania nel Cuore, che ci sostengono economicamente e logisticamente, grazie alle donazioni di tanti sostenitori generosi ed all’ entusiasmo di tanti specialisti otorinolaringoiatri giovani e meno giovani quello che nel 2016 pareva un sogno oggi è una bella realtà e nel 2025, per la prima volta, raggiungeremo le 4 missioni otorino in un anno.
La mia, la nostra speranza è quella di continuare ad avere il supporto e il sostegno di tutti ma in particolare dobbiamo sperare che questi giovani entusiasti continuino la nostra opera.
Stiamo per atterrare a Milano, ma Ikonda resterà nel nostro cuore e sono certo che come me anche i ragazzi seduti al mio fianco dormendo, stanno sognando di tornare perché laggiù c’è ancora tanto, troppo da fare!
Progetti