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MADA - frammenti di diario - due giovani medici

Prima della partenza, mi erano state raccontate molte cose relative al luogo in cui sarei stata e all’esperienza che avrei vissuto, ma mai avrei immaginato la pienezza del viaggio che stavo per intraprendere. Appena atterrata, ecco la certezza che quei giorni non me li sarei più scrollata di dosso, che avrebbero fatto parte di me per sempre.

Come dimenticare la determinazione di suor Lea nell’affrontare ogni evento, anche il più drammatico, con il sorriso sulle labbra, invitandoci a fare altrettanto anche quando ci sembra di non farcela….l’energia di padre Cento nel dedicare ogni attimo a chi ha bisogno di cure e sostegno….la disponibilità delle suore nell’organizzare giornate di lavoro nei villaggi e in ospedale, accanto a momenti di svago….la dolcezza di Egyptienne nell’accoglierci trepidante nella sua dimora in piena notte e, dopo aver aiutato un bimbo di sole 25 settimane a venire al mondo....….la dignità della gente, che percorre km sotto la pioggia incessante ed attende per ore una visita medica senza mai lamentarsi, nel ringraziarci con sguardi colmi di riconoscenza….  ….l’allegria dei bambini nel correre instancabili inseguendo il furgone su cui viaggiamo, finchè non scompariamo lontani, e nel fare a gara, in riva all’oceano come tra i letti dell’ospedale, per farsi immortalare e poi ridere a crepapelle vedendo i loro volti impressi sullo schermo delle nostre macchine fotografiche…. Tutto questo, e molto altro ancora, ogni giorno rivivo un pochino, pregando di poter al più presto rivivere questa magnifica avventura e ringraziando tutti coloro che l’hanno resa possibile.                                                                                    Novembre 2013                       Laura

Prima notte a Vohipeno. Sono sotto alla zanzariera che ho cosparso di insetticida nell’ambito della mia lotta preventiva agli innumerevoli insetti malgasci. Nel naso l’odore fastidioso del ddt, ma negli occhi infinite immagini raccolte in soli due giorni di viaggio per arrivare in questo villaggio sperduto del sud-est.

 Tutto è come in un film; fuori le cicale fanno un rumore assordante mai sentito prima d’ora, ma vengono interrotte dall’inizio di una fortissima pioggia torrenziale. Niente di ciò che è naturale, è mai stato così vivido e definito…Si entra in azione il giorno dopo, per le tre settimane successive. Cesarei in urgenza, revisioni di ferita chirurgiche, che lo scarso apporto nutrizionale non fa guarire, ernie inguinali, cistoscopie, gastroscopie, biopsie e tante ecografie. Il dottor Naine (uno dei due medici della struttura) è il tipo di medico che molti studenti occidentali aspirerebbero a diventare, ma che ormai da noi non esiste più: fa il lavoro dell’internista, anestesista, pediatra e ginecologo. Arrivano bambine di 13 anni che partoriscono in urgenza dopo aver provato a casa e non esserci riuscite spesso per sproporzione cefalo pelvica. Alcune di esse, per complicanze dovute a manovre “casalinghe” effettuate dalle cosiddette matrone, arrivano in ospedale in fin di vita e, quando sopravvivono, lo fanno a spese di una isterectomia totale, ad un’età ancora inconsapevole delle conseguenze fisiche, psicologiche e sociali che questo porterà loro. 

Solo chi avrà la fortuna di fare questa esperienza capirà l’importanza per questi luoghi di un ospedale fatto da persone semplici, umili, preparate, con uno spirito vitale infinito, in un posto in cui la natura, incontaminata, forte, aspra, stupenda, selvaggia, autentica, è ancora parte integrante dell’uomo e della sua esistenza.

                                                                                                                                                                         Novembre 2013                                             Daniele

 

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